Cambogia Destinazione Sud Est Asiatico

Preah Khan, Angkor

Uno dei complessi architettonici più estesi di Angkor

Preah Khan è uno dei complessi architettonici più estesi di Angkor. Fu fondato da Jayavarman VII nel 1191 e dedicato al padre. Si trova a nord est di Angkhor Thom e appena ad ovest del Baray Yayatataka.

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Simile in molti aspetti a Ta Prohm, il più vasto Preah Khan offre decorazioni migliori e meno affollamento; è rimasto in gran parte non restaurato e la giungla ha invaso le rovine.
Analogamente agli altri templi costruiti da Jayavarman VII, il complesso si sviluppa su un solo livello.
Anche se principalmente è un monumento Buddhista Mahayama, ha un’iconografia  molto complessa, mescolando Buddhismo (sia Theravada che Mahayama) e Induismo (sia Shivaita che Vishnuita).
Il primo “padiglione delle danzatrici” di Angkor, con eleganti frontoni decorati con apsaras danzanti.
Uno stupa in stile Sri Lanka che si trova sotto la torre del santuario centrale.

Panoramica generale

Preah Khan occupa un’area di 56 ettari ed è racchiuso da quattro cinte, la più esterna delle quali misura circa 800 x 700 metri ed è circondata da un fossato largo 40 metri.
A differenza dei templi montagna costruiti su più livelli per ricreare la montagna residenza degli dei, questo è un tempio ad un solo livello, permettendo ai visitatori di passare dolcemente in modo lineare dall’entrata orientale all’uscita occidentale.

Approccio al tempio da est

Poco ad est dell’ingresso orientale del Preah Khan si trova un approdo terrazzato, ornato da leoni guardiani e naga che dà sul Baray Jayatataka, attualmente prosciugato, che misurava 3,5 km x 900 metri, con al centro il tempio Neak Phean.
Tra l’approdo e l’ingresso orientale vi è un viale delimitato ai lati da due file di colonnine di sezione quadrata che raffigurano una creatura dal torso umano, le gambe di garuda e una testa leonina, sormontate da nicchie che contenevano immagini di Buddha, distrutte nel successivo periodo iconoclasta.

Il viale prosegue con una sorta di ponte che valica il fossato; a ciascun lato vi è il corpo di un Naga gigante sorretto una fila di deva (sulla sinistra) e da una fila di asuras (sulla destra).

Si giunge quindi al gopura orientale della quarta cinta che ha tre entrate, ognuna con una torre, con l’ingresso centrale più largo per gli elefanti e i carri.

Le mura su ciascun lato sono in laterite e al suo lato esterno si appoggiano magnifici garuda giganti che stringono la coda di un naga in ciascuna mano mentre ne schiacciano il corpo con le zampe. Le statue distano 50 metri l’una dall’altra, in totale sono 72, quelle ai quattro angoli sono ancora più grandi, fino a 5 metri di altezza.
Proseguendo verso ovest, circa a metà della strada che porta alla terza cinta, sul lato nord vi è una “casa del fuoco” simile a quella del Ta Prohm. Lo spazio tra la quarta e la terza cinta era in origine occupato dalle abitazioni della città mentre oggi è dominato dalla foresta.

Il viale termina con una terrazza a forma di croce, con una balaustra ornata con naga e leoni che porta al gopura della terza cinta.

Il gopura orientale, che permette di attraversare la terza cinta in laterite, è il più elaborato di quelli presenti nel tempio. E’ formato da tre torri e due padiglioni alle estremità, il tutto connesso da gallerie, sostenute sul lato esterno da colonne. Lungo in tutto 100 metri, ha cinque entrate.

Zona centrale del tempio

Una volta entrati nel terzo recinto ci si trova nella zona centrale del tempio.
Appena attraversato il gopura, come nel Ta Prohm, si incontra il “padiglione delle danzatrici”; è un grande edificio, contenente quattro piccoli cortili, ognuno circondato da 24 pilastri che formavano una piccola galleria. Sugli architravi si trovano notevoli bassorilievi raffiguranti apsaras danzanti, tra i migliori di Angkor.

Uscendo da una porta situata nel mezzo del lato settentrionale del padiglione e attraversato un viale bordato di naga vi è un edificio a due piani, circondati da fitte colonne. Non ci sono altri esempi di edifici simili in Angkor. Si ipotizza possa essersi trattato di un granaio.

Il resto dello spazio tra il terzo e il secondo recinto è occupato da piscine (attualmente asciutte), in ciascuno dei quattro angoli, e da templi induisti satelliti a nord, ovest e sud dedicati rispettivamente Shiva, Vishnu e ad antichi sovrani.
Dal gopura orientale più interno è possibile una vista d’infilata attraverso l’asse est-ovest del recinto interno.

Esso venne pressoché intasato con la costruzione di edifici posteriori, attualmente in condizioni non troppo buone. È suddiviso in quattro parti da una galleria a forma di croce. Nelle mura della galleria e dell’interno del santuario centrale sono visibili numerosissimi fori, che un tempo servivano al fissaggio delle grandi placche in bronzo che in origine le ricoprivano.
Al centro del tempio si trova uno stupa probabilmente del XVI secolo, al posto della statua originaria del Buddha con le fattezze del padre di Jayavarman VII, distrutta da Jayavarman VIII.

Architrave con la raffigurazione di Vishnu coricato su un fianco

Architrave con la raffigurazione di Vishnu coricato su un fianco

Architrave con la raffigurazione di Khrisna che sale il Monte Govardhana

Architrave con la raffigurazione di Khrisna che sale il Monte Govardhana

Gopura occidentale della terza cinta

Gopura occidentale della terza cinta

Gopura occidentale della quarta cinta

Gopura occidentale della quarta cinta

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