Destinazione Sud Est Asiatico Laos

Vale la pena andare a Phongsali?

Sperduta meta nel Laos settentrionale

È una domanda che ricorre spesso quando si parla di Phongsali ed è difficile dare una risposta. Tutto dipende dal viaggiatore, da quanto tempo dispone e dal tipo di esperienza che sta cercando. Per me? A distanza di due mesi, che sono serviti per dimenticare le difficoltà incontrate, penso che valga lo sforzo raggiungere questa meta, nel lontano nord del Laos.Già la risalita del fiume Ou da Nong Kiew fino a Hat Sa, porto fluviale di Phongsali, è stata da sola un’esperienza formidabile.

Se siete intenzionati a visitare questa città dovete prendere in considerazione due aspetti. Prima di tutto Phongsali è lontana da qualsiasi altra meta turistica; Udomxai è a otto ore di autobus mentre Muang Khua è a dieci ore lungo il fiume Nam Ou. Solo per andare e tornare dovete mettere in preventivo due giorni faticosi di viaggio, non certo adatti a chi non è abituato a lunghi trasferimenti con mezzi sgangherati, sovraffollati e sovraccarichi di merci.

Secondariamente, in questa zona non ci sono molte cose da fare oltre al trekking e al “vedere il mondo che passa”. Quindi se siete ricercatori di situazioni avventurose, che vi permettono magari di fare foto stupende da mostrare a casa, potreste realizzare che l’investimento
di tempo ed energie non sia sufficientemente ripagato.
Phongsali è una piccola città di circa 6.000 abitanti e sorge a 1.400 m su un altopiano dal quale si innalza la cima del monte Phu Fa. E’ capoluogo dell’omonima provincia, la più settentrionale del Laos, che ha un’area di circa 16.000 Km2 ed è completamente montuosa e ricoperta per quasi l’80% da foreste. La popolazione, di 200.000 abitanti, è suddivisa in una trentina di etnie; la maggioranza è formata da Khmu, Phounoy, Akha, Tai Lue e Ho; ogni etnia ha la propria cultura, le proprie lingue e tradizioni.
Camminando per le vie si ha una sensazione particolare: non si è più nel Laos, ma non si è ancora in Cina. La maggior parte delle persone parla cinese e nei ristoranti la cucina offerta è
prevalentemente cinese. Il centro storico, situato nella parte orientale della città, è formato da alcuni isolati separati da una griglia di vicoli e da una strada fiancheggiata da shophouse, a uno o due piani, in legno e muratura, in stile yunnanese.

A Phongsali si ha l’evidenza che il Laos è un paese comunista: manifesti propagandistici ti accolgono quando entri in città e al mattino presto ci si sveglia al suono monotono delle “news”
e degli inni diffusi dagli altoparlanti.
L’attività turistica principale sarebbe il trekking e quindi la possibilità di visitare le varie etnie che popolano la zona. Dico sarebbe perché nella mia esperienza mi sono scontrato con diverse difficoltà, alcune insormontabili. La più importante è stata la carenza di turisti, al massimo saremo stati una decina, di cui quasi nessuno propenso a camminare. Poi in città ci sono solo due agenzie che organizzano trekking, l’Ufficio Turistico Provinciale e l’Amazing Lao; la prima sempre chiusa, c’è giusto un numero di telefono sulla porta, e la seconda sempre deserta; l’unica informazione utile che sono riuscito ad ottenere è stata una piantina schematica della città. Altro grosso problema è la comunicazione perchè l’inglese è praticamente sconosciuto; è difficile trovare qualcuno che lo parla, anche solo qualche parola, ed è difficile trovare qualche indicazione translitterata in caratteri occidentali; quindi anche per semplici domande è stato quasi impossibile avere una risposta. A questo aggiungo la difficoltà ad ottenere un saluto o un sorriso e, in qualsiasi attività commerciale, ad avere udienza; insomma non certo il massimo dell’accoglienza. Per completare il quadro, in dicembre ci sono state notti molto fredde, fino a 5°C, e nebbie fitte e persistenti fino alle 10-11 del mattino ed io non ero sufficientemente attrezzato per affrontare un clima così rigido. Con molto rammarico ho dovuto
rinunciare all’idea di camminare tra quelle montagne stupende ed accontentarmi di fare un giro in motocicletta.

Con il mio potente mezzo, una scassatissima moto cinese noleggiata alla Yuhoua guesthouse a circa 10 euro per l’intera giornata, sono andato in cima al Monte Phu Fa e a visitare le piantagioni di tè.
Per andare al Phu Fa ho preso la strada che dal Phongsali Hotel sale verso la montagna; arrivato ad una grande rotonda sono andato a destra per Hat Sa e dopo circa 1 km sulla sinistra, c’è
un cartello in inglese, ho trovato la strada, ripida e accidentata, che porta alla cima. Percorsi alcuni Km sono arrivato ad un’area attrezzata per picnic dove ho pagato 10.000 kip per l’accesso e il parcheggio della moto. Da qui una lunga scalinata porta alla vetta dove si erge uno stupa bianco e si può ammirare una splendida vista su Phongsali e sulle montagne circostanti.

Le piantagioni di tè si trovano presso il villaggio Ban Koma, una ventina di Km dalla città. Per raggiungerele ho percorso una strada sterrata, in buone condizioni, che inizia dopo un
distributore di benzina, sulla sinistra andando verso la stazione degli autobus. La zona è molto bella, tutta collinare, con bellissimi scorci paesaggistici.

Peccato che l’ho trovata praticamente deserta; forse perché era di domenica pomeriggio, forse perché in inverno, ma non ho incontrato nessuno, c’ero solo io e gli alberelli del tè. Non sono riuscito a berne una tazza, comprarne una confezione ed avere un minimo di informazioni su quello che stavo vedendo. Giusto un cartello in inglese che indicava il sentiero da percorrere tra gli alberi che dovrebbero essere tra i più antichi , fino a 400 anni, del mondo.

Altra cosa interessante da vedere è il mercato dove, con un po’ di fortuna, si possono incontrare persone nei loro abiti tradizionali.

Ed ora un po’ di logistica. Per il pernottamento ho scelto il Phongsali Hotel che è un grande edificio a tre piani, situato nella parte orientale della città, vicino al centro storico. E’ un albergo vero e proprio, per trasferisti cinesi, dove nessuno parla inglese, con tanto di reception e ristorante. Mi hanno dato una stanza, discretamente pulita, con letto abbastanza comodo, scrivania e una sedia; il bagno aveva il wc all’occidentale e la doccia con acqua calda; il tutto per 100.000 kip (circa 10 euro) a notte. C’era una buona connessione wifi, ma solo nell’atrio.

Se andate in questa struttura, prima di pagare controllate bene la camera che vi stanno affittando, perché quelle sul lato nord sono proprio in pessime condizioni. Una buona alternativa a questo Hotel è la Pinekham Douangnaly Guesthouse, vicino all’ufficio turistico.
Per i pasti, ho mangiato discretamente al ristorante del Phongsali Hotel; sulla stessa via, poco più avanti, c’è il Sone Coffee Laos Shop, dove ho sempre fatto colazione ed è uno dei rari posti con un menù in inglese. Altro posto non male è il ristorante della Yuhoua guesthouse; infine in un angolo del mercato ci sono alcuni chioschi dove servono delle buone zuppe di noodles.Per cambiare valuta c’è la Lao Development Bank, sulla stessa via del Phongsali Hotel, e per prelevare denaro ci sono diversi sportelli ATM.La stazione degli autobus si trova ad ovest, a circa 4 km dalla città. Il bus per Udomxai parte ogni giorno alle 8:00 e il biglietto costa 80.000 kip.Per Hat Sa, il porto fluviale, ci sono i songthaew appena fuori città, all’inizio della strada. Le barche che scendono lungo il fiume Ou partono se e quando sono piene, quindi non hanno orario; se volete essere sicuri di partire dovete noleggiarne una tutta per voi. Tenente presente che da Hat Sa si naviga fino alla diga in costruzione; da qua si prende un songthaew fino al villaggio di Muang Samphan dove si aspetta la prima barca che va a Muang Khua.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.